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Si possono usare algoritmi di riconoscimento facciale senza autorizzazione? L’esito che cambia la validità delle prove

📅 29 Agosto 2026✍️ di Caterina Mazzi⏱️ 3 min di lettura

La risposta della magistratura

No, non si possono usare algoritmi di riconoscimento facciale senza autorizzazione. Una sentenza recente ha stabilito che l’utilizzo di questa tecnologia su immagini di persone, senza consenso esplicito, viola il Regolamento generale sulla protezione dei dati|GDPR e costituisce un illecito. La validità delle prove raccolte attraverso questa metodologia è compromessa e inammissibile in giudizio.

Il caso ha coinvolto un’agenzia investigativa che utilizzava software di riconoscimento facciale per identificare soggetti in fotografie provenienti da telecamere di sorveglianza pubbliche. Non c’era stato alcun consenso, né ordinanza autorizzativa. Il tribunale ha ritenuto illegittima la raccolta e la successiva elaborazione biometrica dei dati.

Cosa dice la legge italiana

In Italia, il Codice della privacy|Codice della Privacy e il GDPR stabiliscono che i dati biometrici rientrano nella categoria di dati particolari. Richiedono una base giuridica esplicita per essere elaborati. Senza autorizzazione preventiva, anche raccogliere un’immagine del volto con finalità di identificazione è illegittimo.

Gli investigatori privati devono operare nei limiti della legge 124/2001. Questa norma regola il settore investigativo italiano ed è incompatibile con l’uso autonomo di algoritmi di riconoscimento facciale. Serve un mandato giudiziario o il consenso inequivocabile dell’interessato.

La polizia e la magistratura, in determinate circostanze previste da legge, possono usare questi strumenti. Gli investigatori privati, no. Non hanno questo potere. Le agenzie di sicurezza operano in veste di privati cittadini, senza prerogative pubbliche.

Conseguenze processuali

Quando un’evidenza è acquisita illegittimamente, diventa carta straccia in tribunale. La sentenza che ha disatteso le prove ottenute con riconoscimento facciale non autorizzato ha stabilito un precedente importante: mancanza di autorità, mancanza di validità legale.

L’investigatore che viola questa regola rischia l’annullamento del lavoro svolto, ma anche responsabilità civili verso la persona identificata. Può essere citato in giudizio per violazione della privacy. Inoltre, incorre in violazioni amministrative con sanzioni fino a 50.000 euro.

Per i casi di appropriazione indebita o frode che seguo da trent’anni nella provincia di Veronese, la raccolta illegittima di prove compromette l’intero fascicolo. Un imprenditore che ha subito una truffa, pur avendo ragione, perde il ricorso se le prove sono frutto di indagini sleali.

Come operare legalmente

Gli investigatori devono usare metodi tradizionali: sopralluoghi, colloqui, acquisizione di documenti, analisi di registri pubblici, ricerche anagrafiche. Questi strumenti, se usati correttamente, producono risultati legalmente validi.

Se è necessario identificare una persona da un’immagine, il percorso legittimo passa per il tribunale: si chiede un’ordinanza al giudice per le indagini preliminari, che autorizza la ricerca biometrica attraverso database pubblici o con consenso esplicito.

Nel mio lavoro trentennale ho visto imprenditori perdere cause legittime per aver affiancato la loro indagine a metodi scorretti. Non vale la pena. Il mercato investigativo serio, quello che protegge davvero il patrimonio, si basa su competenza e rispetto della legge.

La tecnologia è uno strumento straordinario, ma solo se utilizzato nella cornice della legalità. Una prova nata da riconoscimento facciale abusivo rimane veleno nel procedimento: contamina tutto. I giudici lo sanno. Le sentenze recenti lo confermano. Chi investe in investigazioni clandestine perde due volte: denaro speso male e fascicoli inutili.

Caterina Mazzi

Caterina lavora da oltre trent’anni nell’ambito delle indagini patrimoniali e della sicurezza per piccoli imprenditori, soprattutto nella provincia di Verona. Ha raccolto innumerevoli storie legate a casi di appropriazione indebita e si occupa spesso della tutela del patrimonio aziendale.

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